




cominciò ad avere comportamenti strani. La moglie: «Un giorno, nell’angusto corridoio della nave, si scontrò con un commilitone. Tutti e due dissero di non aver visto l’altro». Un giorno di aprile del ’93, il maresciallo Alvaro Marini vaga in stato confusionale nella pineta di Marina di Carrara. Il militare (nato a Roma il 15 febbraio 1959) appena un paio di ore prima, era al parco-giochi con la figlia e la moglie Mariacarla. Dopo aver cercato a lungo, è lei a rintracciarlo.
Da oggi....
Terra inizia una serie di articoli-documento sulle gravi conseguenze sulla salute provocate dall’uranio impoverito. Il cosiddetto “male invisibile” – di cui il nostro quotidiano si è recentemente occupato - colpisce non solo i militari che operano nelle zone di guerra, ma anche i civili che vengono a contatto con queste scorie.
La storia di Giovanni Stagni
I primi sintomi, Giovanni Stagni (Latina, 14 gennaio 1979) li accusa nel 2000. Caporale maggiore dell’esercito, Stagni è reduce dal Kossovo. Nel luglio 2003 gli viene diagnosticato un tumore al colon. Una forma rara che colpisce dai 40 anni in poi. L’ex militare, di anni ne ha solo 24. Cinque mesi dopo, viene operato.
Già nel marzo 2007, il senatore Mauro Bulgarelli (Verdi) della commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, in un’interrogazione parlamentare al Ministro della Difesa, proprio in esame al “caso Stagni” scrive: “Risulta che al tempo della missione non gli viene impartita alcuna preparazione e gli viene consegnata una maschera antigas priva di filtro. Una volta in Kosovo, in una base nei pressi di Pec, viene a sapere che alla mensa si servono cibi del luogo (pane, frutta, verdura). Dopo alcuni mesi gli vengono riscontrati dei linfonodi che, asportati chirurgicamente, e senza che gli sia comunicata l'esatta diagnosi, viene rassicurato sullo stato di salute complessivo, e raccomandato soltanto di fare dei controlli periodici. Negli ultimi due mesi di permanenza in Kosovo ai militari viene concesso di acquistare animali (pecore e maiali) del luogo, gli stessi che vengono cucinati “alla piastra” e serviti anche alla mensa.
Nel tempo in cui Stagni resta in missione, è costretto a operare in costante esposizione all’inquinamento atmosferico, a contaminazioni tossiche provocate dall’impatto ed esplosione delle munizioni all'uranio impoverito sui bersagli, sulle fabbriche chimiche presenti in loco, sui depositi petroliferi e di altri carburanti, alle esalazioni dei gas di scarico degli automezzi bellici e a quelle dei solventi chimici per la pulizia delle armi.
Inoltre, - sempre secondo l’interrogazione del senatore Bulgarelli, (che si basa su una relazione stilata dallo stesso caporale al tempo del ricovero per la malattia)- Stagni operò sempre sprovvisto di qualsivoglia idonea protezione ed indebolito nelle difese immunitarie, a causa dei vaccini che l’amministrazione di appartenenza gli somministrava, senza nemmeno rispettare gli intervalli previsti dai protocolli medici”.
In seguito all’intervento chirurgico del dicembre 2003 all’ospedale Regina Elena di Roma, nel luglio 2004 il militare viene sottoposto ad un esame mirato e innovativo. Nel suo corpo la presenza di elementi di natura metallica, anche di dimensioni nanometriche, il che evidenzia un fatto: Stagni ha operato nel Kossovo senza la necessaria protezione. Inoltre, perfino l’apparato digerente presenta contaminazione da cibi ingeriti sul luogo. A conferma di questo, i medici scoprono una neoplasia al fegato, per cui lo operano. A causa degli interventi chirurgici, l’esistenza di Giovanni Stagni cambia totalmente. Non può lavorare, non ha più vita sociale, ha bisogno di assistenza continua. Per poter aiutare il figlio, i genitori sono costretti a vendere casa. L’Inps riconosce al caporal maggiore una pensione mensile di 220 euro. E il ministero della Difesa? Benchè dopo il ritorno di Stagni dal Kossovo, la famiglia del militare abbia ripetutamente presentato domande per un riconoscimento di causa di servizio, le richieste sono cadute nel vuoto. Anche l’Inps, sulla misera pensione erogata ha qualcosa da obiettare: “A mio figlio”- afferma la signora Stagni- “l’ente pensionistico ha sospeso l’assegno mensile in quanto, essendo scaduti i tre anni previsti dal loro regolamento, è necessario ripetere tutti gli esami clinici e ripresentarli come prova documentale per stabilire il diritto alla prosecuzione della pensione. Intanto mio figlio ha bisogno quotidianamente di medicinali costosi. La beffa è che, a Natale e a Pasqua, dal ministero della Difesa, non dimenticano mai di mandare una cartolina d’auguri.”
(Articolo del quotidiano Terra, del 23-07-09, a cura di Adele Parrillo)

Oggi, chiunque sia portatore di conflitti, è il nemico. Su questo, il Pdl ha costruito molti dei consensi. Io invece, come il filosofo Miguel Benasayag, (“Elogio del conflitto”, Feltrinelli) penso che dovremmo cercarlo il conflitto, perché rappresenta la vita. Esso è dentro di noi, dovremmo imparare a guardarlo in chiave positiva, per capire cosa farne e con quali mezzi deve essere affrontato. Ci stanno educando al terrore di esprimere un dissenso e di guardare con terrore a chi lo esprime: penso ad esempio al “pacchetto sicurezza” emanato dal governo.
Dobbiamo invece imparare che un problema è anche positivo. Sono dittature ideologiche i regimi che disprezzano i fatti, e i fatti ci dicono che siamo una società di individui tutti diversi, con istanze diverse. Quindi la democrazia è relativistica e non assolutistica. Relativistica nel senso preciso della parola, cioè nel senso che i fini e i valori sono da considerare relativi a coloro che li propugnano e - nella loro diversità - tutti ugualmente legittimi. Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma, sono incompatibili.
E’ in quest’ottica per me nuova, è immaginando ciò che veramente può diventare il Partito Democratico il motivo per cui mi sono iscritta, perché mi sembra che oggi, ancora più di ieri, nel Pd ci sia finalmente lo spazio anche per quelle tematiche che riguardano i diritti civili (e più precisamente i diritti delle coppie di fatto a me tanto a cuore) e la laicità dello Stato. Me lo fa credere la candidatura di Ignazio Marino a segretario del PD, l’iscrizione di Peppino Englaro, Mina Welby, Chiara Lalli e Piergiorgio Odifreddi, e l’impegno che in questo progetto stanno mettendo due persone che conosco bene e stimo, come Ivan Scalfarotto e Giuseppe Civati.
In quanto al ripensamento posso citare l’insegnamento socratico che ci indica la virtù massima di chi ama il dialogo:-rallegrarsi di essere scoperti in errore. Chi è stato indotto a correggersi, dal confronto ne esce migliorato.-
Che l'uranio impoverito sia tra le cause di una strage di cui non si vuol parlare, è un fatto. E anche quando se ne parla, le cifre delle vittime sono per difetto. Se per la carta stampata l'argomento è trattato poco (in genere quando si registrano morti), per le emittenti televisive è un tabù. Somalia-Balcani-Irak meritano titoli soltanto quando i militari italiani subiscono attentati; oppure in occasione di commossi funerali a cui seguono i rituali discorsi dei politici. Nel frattempo, di uranio impoverito continuano a morire non solo i militari, ma anche i civili. Secondo gli esperti, sull'esito delle malattie, hanno rilievo la dose assunta dall'organismo, il tipo di contatto e durata dello stesso. Per fare un esempio, un'ora di esposizione alla radioattività, in un bunker colpito da una bomba all'uranio, può avere effetti molto più critici rispetto a quelli provocati da un anno trascorso a pochi chilometri da una zona colpita. In ordine di tempo e spazio, più si è vicini all'area interessata e maggiori i rischi che si corrono. Un altro aspetto assai poco sottolineato è che pericoli di contagio esistono anche lontano dai teatri di guerra: per coloro, cioè, che frequentano caserme e poligoni di tiro.
La "sindrome Somalia-Balcani-Irak" non è affatto nuova. In altri Paesi, stampa e tv le dedicano servizi molto ampi. Un esempio per tutti: il 4 gennaio
E in Italia? La prima volta che
Articolo del quotidiano Terra, del 7/7/09 - paginone centrale (6/7) a cura di Mario Guarino e Adele Parrillo
