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lunedì, novembre 16, 2009


La crociata (medioevale) per tenere i crocifissi in aulapost-it

La sottomissione dello Stato alla Chiesa è la madre di tutte le anomalie e anche la ragione per cui non vedremo mai le famose riforme promesse da tutti. La ribellione quasi unanime dei partiti all’ovvia sentenza europea sul corcifisso nelle scuole illustra bene la totale assenza di un barlume di riformismo nel nostro quadro politico.
La Corte dei diritti dell’uomo ha semplicemente ribadito un concetto scontato. In Europa, in genere nelle democrazie occidentali, il simbolo di una religione nei luoghi di Stato è inconcepibile. Così come è inconcepibile l’insegnamento scolastico di una sola religione, per giunta con docenti scelti dai vescovi e non attraverso un regolare concorso. L’Italia fa eccezione. Perchè siamo più cristiani degli altri, dei polacchi o degli spagnoli, per esempio? Si può sorridere. Perchè la cultura cattolica è un elemento d’identità della nazione, come hanno ripetuto tutti, dal cardinal Bertone ai leader del centrosinistra? Qui si può ridere apertamente.
La nazione italiana nasce “contro” la Chiesa cattolica. Infatti dall’Unità d’Italia fino al regime fascista i crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro edificio pubblico. Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione, ma del fascismo. Il cinico risultato di un patto di potere fra un ex ateo, Mussolini, e un Papa acquiescente con Hitler. Qualcosa per cui un democratico, ma anche un autentico cristiano, dovrebbe solo vergognarsi. O si pensa che all’uomo raffigurato nel crocifisso sarebbe piaciuto il Patto? Al contrario, tutti lo difendono, se ne fanno addirittura un vanto, lanciano crociate contro gli infedeli di Bruxelles. Uno spettacolo avvilente.
Perfino chi per cultura e scelta politica, come i leader del centrosinistra, avrebbe il dovere del coraggio e della verità, si schiera per giustificare i pogrom antieuropei. “Gli italiani  non sono maturi per affrontare il tema della laicità” mi ha spiegato uno di loro. Nel 2009. Che si fa, si aspetta un altro secolo? Ma se questi non sono in grado di rimuovere i crocifissi dagli uffici pubblici e rimetterli nelle chiese, dove debbono stare, quando mai faranno una riforma seria?
C’è un gran tramestio di associazioni nuove, fondazioni milionarie, tutte riferite al futuro, futuro qui e futuro là, e nessuna che abbia speso una parola sulla vicenda. A quale futuro pensano, al Medioevo?

(Curzio Maltese, da “Il Venerdì di Repubblica”, 13/11/2009)



postato da: adeleparrillo alle ore 16/11/2009 08:14 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    16 Novembre 2009 - 12:14
 
Grande Curzio Maltese, analisi lucida come sempre. Un saluto
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